Fogli sparsi

Grani antichi

La prima volta che abbiamo dormito con le finestre aperte
l’ultima volta che abbiamo cenato coi ragazzi
il giorno in cui sono tornate le rondini
I grani antichi.
Ci metto il burro e la marmellata, al mattino.
«Scusi, avete mica il pane coi grani…» e lancio dei puntini di sospensione.
«Antichi», mi dice la fornaia, di cui vedo solo gli occhi.
«Sì».
Quando ho iniziato a comprare il pane coi grani antichi?
Chi ha fatto precipitare in me questo desiderio?


(poesia uscita su Perfect Magazine il 02/05/2020)

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Fogli sparsi, Santa Croce (2017-...), Senza categoria

Quanto farsi pagare per un testo o lettera a Giorgia

Ciao Giorgia,

Umberto mi ha detto che avresti scritto. Ecco dunque che provo a risponderti meglio che riesco, visto che da poco anche un’altra persona mi ha chiesto a voce se ho una tariffa per i miei lavori di scrittura e io le ho risposto con argomenti un po’ confusi. Provo pertanto a mettere tutto per scritto e vediamo se ne esce qualcosa di più lineare. Continua a leggere

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Fogli sparsi, Santa Croce (2017-...)

Quando si lasciano gli storici

Per G.T.

 

Ho un amico che di professione fa lo storico, anzi fa il professore di sostegno, ma ha studiato storia e non solo l’ha studiata come tutti, chi più chi meno, a scuola, ma anche all’università e anche una volta finita l’università, per anni e anni in cui noi suoi coetanei già lavoravamo nelle autofficine o nei negozi di telefonia. Ha pure ricevuto (intendo lo storico) dei soldi per quelle sue ricerche. Per questo io penso a lui come a uno storico e non credo sia scorretto il mio ragionamento. Continua a leggere

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Fogli sparsi

Le redini della vita

Vi sono nell’ombra dei parchi, prima dell’aperitivo, genitori giovani o non così giovani (lo si vede nelle mani il tempo che passa) con figli che gli siedono accanto. Stanno là, mangiando un gelato, sono tutti bellini intorno ai due anni, non c’è niente da fare, sono come dei piccoli automi, degli animaletti.
Io li guardo quei genitori giovani con bambini scimmiette a cui cambiano pannolini sopra a bancali di bar che frequento in tutt’altri orari (è fare le cose diverse che ti permette di vedere le cose, altrimenti non mi sarei accorto di niente), li osservo quei genitori con le loro gambe toniche, le loro magliette, colli a barca e arie sicurissime di sé, che si lasciano andare a cantare una canzone di pinuccio daniele, e mi guardano come a dire: e tu?

Vi sono genitori un poco più grandi che osservano i figli che si allontano da loro e sono meno bellini (i figli). I genitori sono sempre molto giovani, ma un po’ meno giovani, stanno seduti in silenzio uno accanto all’altra su una panchina e guardano il figlio poco più in là giocare a pallone (in quel preciso momento un bambino nel campo da calcio ha urlato a quell’altro: tu negro, e io mi sono impaurito. Alla mia epoca non mi sembra si dicessero cose del genere, ma forse mi sbaglio).

Li guardo, in particolare quei genitori meno giovani coi figli che si allontanano paurosamente oltre il campo da calcio, verso i limiti estremi del parco, e penso alla fase ancora successiva, quando i figli usciranno dal giardino.
Che ne sarà di loro, voglio dire: che ne sarà dei genitori?
Quando saranno costretti a riprendersi in mano le vite.
Non sarà tardi per tirare le redini della vita?

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