Santa Croce (2017-...)

Morire nel febbraio 2021

per D.

Mi sono chiesto stasera, se fossi morto, cosa avrebbero deciso di fare con il romanzo che uscirà a maggio.
Se gli editori avrebbero cavalcato il fattore emotivo, oppure per pudore, rispetto avrebbero deciso di annullare. Ma la copertina del romanzo è già pronta, mi sono detto.

Ho anche pensato che i miei soldi sarebbero andati a te, dal momento che ci siamo sposati, e la cosa mi ha fatto piacere. Sebbene si tratti di ben pochi soldi e ho immaginato che comunque saresti stata molto triste e quei pochi soldi non avrebbero cambiato un granché.

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Santa Croce (2017-...)

Tecnici, monaci, guardiani

Perché il tecnico della lavatrice
fosse arrivato così presto
di giovedì mattina
rimane un mistero.
Secondo lui le porte telematiche
chiudevano alle sette mezzo
ma a quanto risultava a noi
un tecnico autorizzato
sarebbe potuto entrare
a qualsiasi orario.
Forse amava alzarsi presto?
Più che tecnico della Ditta Angelini
sembrava un moschettiere francese
per il pizzetto lasciato scoperto
per bere il caffè
e aveva il modo di camminare specifico
di un uomo in grado di sollevare lavatrici.
Mentre Diana si asserragliava in camera
per lavorare, io rimanevo intorno
al tecnico moschettiere
dalle gambe larghe per sollevare lavatrici
e gli offrivo un caffè,
prima che smontasse il piano cottura.
Forse, mi dicevo, oltre che tecnico
e moschettiere
era anche buddista
perché nonostante intorno a lui
niente andasse bene
il piano cottura di quattro centimetri,
lo spazio disponibile solo di tre
la lavatrice nuova
che manifestava ulteriori problematiche, lui,
il tecnico Angelini, era di un fatalismo
commovente, piccolissime bestemmie
lievi, mentre io continuavo a ciondolargli intorno.
Capivo dalla sua prossemica
che non lo stavo aiutando, per questo
me ne andavo in salotto a leggere dei racconti
di un amico, che da tempo rimandavo.
Lui stava là che bestemmiava con dolcezza
e io leggevo i racconti dell’amico
e mi sentivo, rispetto al tecnico,
un po’ lontano dalla vita.
Mi sentivo lontano
e vicino al contempo, come di lì a un’ora
dentro gli Uffizi, tornato a visitarli
dopo tanti anni, per la pandemia.
Mi commuovevo
guardando i coniugi di Urbino
e le uniche persone intorno a me
erano i guardiani del museo
che si addormentavano
nella sala di Niobe
sulle loro sedie scomode,
ma con il caldo
dei condizionatori
e il silenzio degli Uffizi
quasi vuoti.
Una guardiana telefonava a casa
al Sud, sembrava dall’accento
dentro la stanza dei fiamminghi
e io cercavo di carpire scampoli di conversazione.
Qualcuno aveva fatto o detto
qualcosa che non riguardava il padre
di Durer,
ma un parente o un vecchio amore
della guardiana.

Il tecnico della Ditta Angelini,
mobili-a-incasso-e-cucine
non aveva niente da ridire
che leggessi dei racconti di un amico
di giovedì mattina.
Neanche i guardiani degli Uffizi,
sembravano giudicarmi per il mio cappotto blu,
alcuni dormivano,
altri sembravano felici
che il direttore Schmidt
fosse in viaggio di lavoro,
in Germania o chissà dove.

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Fogli sparsi, Santa Croce (2017-...)

gennaio

Gennaio
le arance lo sanno
che sono rimaste solo tre:
due bicchieri non usciranno fuori.
Quando invece sono ancora un chilo
le arance, ancora loro, spremendone due piccole
regalano senza motivo
due bicchieri abbondanti
per Diana e per me.

Gennaio
scrivo racconti per Oblique
non mi risponde
eppure mi sembrava
che era buono.

Gennaio
bevo la spremuta
il mio mezzo bicchiere scarso.

Gennaio, bevo la spremuta perché fa bene
più che perché mi va.

Gennaio
valuto l’ipotesi di comprare un ingresso agli Uffizi
per domattina
per rivedere i fiamminghi
mi dico come a giustificarmi.

Gennaio.

27/1/2021

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Fogli sparsi, Santa Croce (2017-...)

Se fossi giovane avrei

Se fossi giovane avrei caviglie sempre scoperte, estate e inverno, livide caviglie nude;
un piercing al sopracciglio;
i lacci delle scarpe allacciati per bene e non come ho ora lunghi e penduli che inevitabilmente
mi inducono a fare un doppio nodo: io lo so che quello sarebbe un errore anzi la fine della mia
vita attiva per sprofondare nella completa vecchiaia;
una specie di cresta, sotto più corti sopra più lunghetti, sebbene senza voler con questo
manifestare nessun tipo di protesta o credo o appartenenza politica, o meglio sì, seppur
genericamente;
delle cartine, filtri tabacco e un accendino che sempre perderei in giro;
delle magliette con delle scritte quasi tutte in inglese;
un portafogli con dentro molti biglietti e tessere di locali notturni e club in cui sono stato una
volta e poi mai più tornato, tessere che comunque potrebbero tranquillamente essere scadute;
un posacenere fatto con la noce di cocco;
due paia di Clarks;
un paio di scarpe da ginnastica che non sarebbero già passate e tornate di moda una o più
volte, ma semplicemente delle scarpe da ginnastica;
una fidanzata con occhi chiari intelligentissima che mi ama.


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Santa Croce (2017-...), Verde Rivista

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I nuovi amici
(prima ristampa)

Nella giornata di mercoledì, senza alcun motivo apparente, ho iniziato a ricevere delle richieste d’amicizia. Quasi una richiesta al minuto. Facevo un passo nella stanza e spuntava una nuova richiesta. Quasi tutto il giorno è andata avanti questa storia, con richieste da persone mai viste né sentite prima, ma che dopo una breve analisi si rivelavano essere gente in carne ed ossa, dal momento che erano già amiche e amici di altri amici precedenti. Avevano foto profilo per lo più simili tra loro, vi comparivano libri o manoscritti. Li tenevano in mano. Stavano sui treni, guardavano da una parte o dall’altra, altrimenti posizionati di tre quarti come se qualcuno all’ultimo momento li avesse chiamati e loro si fossero voltati di scatto senza immaginare potesse esistere un mondo dietro di loro o qualcuno che di lì a poco avrebbe scattato loro una foto e un’espressione sul volto come a dire: embe? Era come se ci fosse qualcosa che io stesso non sapessi, su di me, in quelle richieste d’amicizia. Come se queste persone avessero scoperto qualcosa e fossero tutte là ad accanirsi nel chiedermi l’amicizia, cosa che io inesorabilmente concedevo loro. Continua a leggere

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Fogli sparsi, Santa Croce (2017-...)

L’umiltà

Quando ero un ragazzo molto giovane quasi un bambino si potrebbe dire (sebbene mi sembra che se io scrivessi “bambino” vorrei in qualche modo preventivo auto-assolvermi e l’ultima cosa che voglio al mondo è auto-assoluzione) quando fui un giovane ragazzo, una professoressa di cui ancora oggi ricordo il nome (Mantegazzin) ci assegnò il compito di scrivere una poesia e io lo feci plagiando alcuni versi di una nota canzone dell’epoca. Nota sì, ma per per mia fortuna non-nota alla professoressa Mantegazzin.

Così io divenni un poeta.
La professoressa Mantegazzin fu letteralmente entusiasta della mia poesia, mi diede un voto eccezionale e per giorni e giorni quando rientrava in classe continuava a ripetere un verso di quella mia poesia di ragazzo nonché canzone abbastanza in voga al momento.
E i miei compagni?
Come fu possibile che nessuno dicesse niente?
Forse a quell’epoca io ascoltavo musica diversa da loro, quindi nessuno riconobbe la frase del cantante nelle mie parole o più semplicemente: erano tutti impegnati a fare altro.
Qualche settimana dopo la professoressa Mantegazzin rientrando in classe mi chiese se volessi partecipare a un concorso di poesia per giovani poeti, io finsi di pensarci un po’ e poi le dissi di no.
Lei rimase molto colpita dalla mia risposta.
E fu così che io divenni umile e poeta.
All’inizio per finta, poi per davvero.

Spiaggia della Lecciona, 1 luglio 2020

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