Santa Croce (2017-...), Verde Rivista

FARE $€ SCRIVENDO

I nuovi amici
(prima ristampa)

Nella giornata di mercoledì, senza alcun motivo apparente, ho iniziato a ricevere delle richieste d’amicizia. Quasi una richiesta al minuto. Facevo un passo nella stanza e spuntava una nuova richiesta. Quasi tutto il giorno è andata avanti questa storia, con richieste da persone mai viste né sentite prima, ma che dopo una breve analisi si rivelavano essere gente in carne ed ossa, dal momento che erano già amiche e amici di altri amici precedenti. Avevano foto profilo per lo più simili tra loro, vi comparivano libri o manoscritti. Li tenevano in mano. Stavano sui treni, guardavano da una parte o dall’altra, altrimenti posizionati di tre quarti come se qualcuno all’ultimo momento li avesse chiamati e loro si fossero voltati di scatto senza immaginare potesse esistere un mondo dietro di loro o qualcuno che di lì a poco avrebbe scattato loro una foto e un’espressione sul volto come a dire: embe? Era come se ci fosse qualcosa che io stesso non sapessi, su di me, in quelle richieste d’amicizia. Come se queste persone avessero scoperto qualcosa e fossero tutte là ad accanirsi nel chiedermi l’amicizia, cosa che io inesorabilmente concedevo loro. Continua a leggere

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Verde Rivista

I meteorologi di Fez

I meteorologi di Fez hanno fama di capirci nulla, due giorni di pioggia battente a sentire loro e Diana già stressatissima a pensare a tutta una serie di attività parallele – la terrazza del riad completamente sprecata quando in fondo mi è costata un sacco di soldi, dice – e poi invece sole, sole, qualche nuvola e ancora sole. Fosse per lei non usciremmo mai, vorrebbe stare sempre sulla terrazza a prendere il sole, forse in topless e bere prosecco, tutte cose altamente proibite, ma lei se ne frega e rischia l’incidente diplomatico internazionale forse la sharia a causa di due elettricisti che appaiono sul tetto a riaggiustare un condizionatore e lì siamo a un bivio per cui da una parte finisce in tragedia, forse ci sgozzano, forse prigione marocchina non esattamente in linea con i diritti umani, mentre dall’altra parte inizia il più classico dei film porno-esotico, ma invece per fortuna Diana velocissima si infila qualcosa addosso e riesce a raggiungere un’ulteriore terrazza nella terrazza dove l’occhio islamico non arriva. Continua a leggere

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Fogli sparsi, San Niccolò (2015- 2017), Verde Rivista

Calma Pirata

L’ombra nel quadro

Ogni notte, prima di dormire, osservo dal letto il dipinto di un uomo a cavallo.
C’è un’ombra dietro di lui, per l’allineamento del lume che mi tengo vicino e di un mobile dal cassetto difettoso, che chiudo e ogni volta torna a riaprirsi. L’ombra sembra far parte del quadro, che sia l’ombra dell’uomo a cavallo, che vi sia disegnata. Continua a leggere

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San Niccolò (2015- 2017), Verde Rivista

Parcheggio selvaggio vista piccione

per Leon F.

Alla curva dove finisce l’autostrada, tra l’aeroporto e i cantieri della tramvia, c’è la scultura di un piccione. È di quel sudamericano che fa tutte le figure grasse, Leon non si ricorda il nome. Fa tutto grasso, come si chiama? Boero? Butero? Bueno? Non importa. Non è una rappresentazione realistica, non è un piccione reale ma grasso come si vedono a volte a Venezia, è proprio una figura con una sua grassezza specifica che è semmai quella che definisce lo scultore. Continua a leggere

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Fogli sparsi, San Niccolò (2015- 2017), Verde Rivista

Il mondo alle sei del mattino

Vorrei dire anche oggi che è il primo giorno d’estate e non partirò per il mare,
vorrei dire del mondo alle sei del mattino
quando sono nel letto e le zanzare mi ruotano attorno alla testa
prima di accendere la macchinetta del veleno
prima di mettere la maschera per la notte
di zanzare che hanno preso il sangue dai piccioni che vivono nella corte,
di zanzare che prima del mio hanno preso il sangue dai piccioni intenti nell’accoppiamento e anche da quello morto da una settimana. Continua a leggere

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San Niccolò (2015- 2017), Verde Rivista

Le americane a giugno hanno il volto color terra di Siena

Le americane a giugno hanno il volto color terra di Siena,
le magliette color pesca fluorescente servono a segnalarne la presenza agli automobilisti
e ad attrarre i maschi della loro specie.

Le americane a giugno hanno il volto color terra di Siena,
le sacerdotesse del Polimoda, vestite con lunghe tuniche nere, scivolano verso il tempio a celebrare i riti [e quasi mi distraggo, e quasi quel nero su cui non riflette la luce, che assorbe ogni frequenza, mi porta lontano, ma è un attimo].

Le americane a giugno hanno volti color terra di Siena,
i ciclisti in tutine aderenti si ritrovano ai lati delle strade, mentre il cielo gonfio di piogge tropicali annuncia acquazzoni che li coglieranno sulla via del ritorno.

Le americane a giugno hanno volti color terra di Siena,
io penso che questo fogliame in Piazza Tasso non basta, che ci vorrebbe la giungla, mentre scivolo dentro al bar della mattina bevendo il caffè numero due, la barista fa il test della patente e mi sorride perché è giugno e gli alberi non coprono abbastanza.

Le americane a giugno hanno il volto color terra di Siena,
è uscito l’album dei Radiohead e a quelli dell’albergo popolare non importa.
10 Maggio 2016, Firenze

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