Fogli sparsi, Santa Croce (2017-...)

L’umiltà

Quando ero un ragazzo molto giovane quasi un bambino si potrebbe dire (sebbene mi sembra che se io scrivessi “bambino” vorrei in qualche modo preventivo auto-assolvermi e l’ultima cosa che voglio al mondo è auto-assoluzione) quando fui un giovane ragazzo, una professoressa di cui ancora oggi ricordo il nome (Mantegazzin) ci assegnò il compito di scrivere una poesia e io lo feci plagiando alcuni versi di una nota canzone dell’epoca. Nota sì, ma per per mia fortuna non-nota alla professoressa Mantegazzin.

Così io divenni un poeta.
La professoressa Mantegazzin fu letteralmente entusiasta della mia poesia, mi diede un voto eccezionale e per giorni e giorni quando rientrava in classe continuava a ripetere un verso di quella mia poesia di ragazzo nonché canzone abbastanza in voga al momento.
E i miei compagni?
Come fu possibile che nessuno dicesse niente?
Forse a quell’epoca io ascoltavo musica diversa da loro, quindi nessuno riconobbe la frase del cantante nelle mie parole o più semplicemente: erano tutti impegnati a fare altro.
Qualche settimana dopo la professoressa Mantegazzin rientrando in classe mi chiese se volessi partecipare a un concorso di poesia per giovani poeti, io finsi di pensarci un po’ e poi le dissi di no.
Lei rimase molto colpita dalla mia risposta.
E fu così che io divenni umile e poeta.
All’inizio per finta, poi per davvero.

Spiaggia della Lecciona, 1 luglio 2020

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Fogli sparsi

È quel periodo dell’anno

È quel periodo dell’anno
che è il più bello di tutti
specialmente di sera
che si va a dormire
e c’è ancora il piumone
e la finestra è aperta
come fossimo Hans Castorp
sulla Montagna Magica
ma senza la Montagna Magica
e senza la febbre.
Anche gli altri periodi
mi dico,
devono essere belli,
lo sono di certo
ma oggi mi sembra
che lo siano di meno.


(Poesia uscita su Perfect Magazine il 27/05/2020)

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Fogli sparsi

Grani antichi

La prima volta che abbiamo dormito con le finestre aperte
l’ultima volta che abbiamo cenato coi ragazzi
il giorno in cui sono tornate le rondini
I grani antichi.
Ci metto il burro e la marmellata, al mattino.
«Scusi, avete mica il pane coi grani…» e lancio dei puntini di sospensione.
«Antichi», mi dice la fornaia, di cui vedo solo gli occhi.
«Sì».
Quando ho iniziato a comprare il pane coi grani antichi?
Chi ha fatto precipitare in me questo desiderio?


(poesia uscita su Perfect Magazine il 02/05/2020)

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