Fogli sparsi, Santa Croce (2017-...)

Unghie #2

Ho ricominciato a mangiarmi le unghie. Ho paura che ricomincerò anche con tutte le altre cose che avevo smesso. Fumare. E prima ancora… non mi viene in mente nient’altro. Cacarmi e pisciarmi addosso. Ricomincerò con tutto, mi dico. Se ho ricominciato con le unghie, perché non sarà lo stesso per tutto il resto. Penso a varie cose mentre Diana osserva le mie dita e sembra non pensare alla rovina di ricominciamenti che si sta per abbattere su di me, dice anche una frase rassicurante del tipo: non si può risolvere tutto, nella vita. Io cambio pensieri, e penso al nostro giro di oggi per le bancarelle dei libri e dei fiori, penso che quelle persone che vendono libri e fiori dovrebbero essere tutte persone buone, dei santi quasi, invece forse non è così. Mi guardo le unghie, penso a oggi a quel giretto che abbiamo fatto, e capisco che sono pensieri che faccio solo per non pensare al fatto che non sono andato alla cena aziendale. Non andare alla cena aziendale è come quando muore tua madre e tu non piangi al funerale. Dopo domani a lavoro i colleghi saranno più uniti e io più distante, più ancora di quanto già io lo sia, mi finirò le unghie nella prossima settimana di lavoro. Ecco ho un’idea. Porterò dei fiori ai miei colleghi, porterò loro dei libri per natale, ma perché quelli delle bancarelle non sembrano felici? Quanti fiori e quanti libri devono vendere per esser felici? Non porterò niente ai miei colleghi, non avrebbe senso, e comunque quelli delle bancarelle dei libri e dei fiori mi fanno paura, sono cattivi.

Mangio le unghie, penso che forse dovrei fumare una sigaretta, cacarmi e pisciarmi addosso, che cosa direbbe Diana? Ancora una frase rassicurante? Io qua sul divano faccio il gesto di alzarmi verso il tavolo, Diana dice: vai a fumare una sigaretta? Io stavo andando a prendere il computer per scrivere questa cosa, ma le dico: sì, come lo hai capito che volevo fumare una canna? L’ho capito dal modo in cui ti sei alzato. In verità, le rispondo, volevo scrivere un racconto, sulle unghie, ne ho già scritto uno di racconti sulle unghie, ti ricordi? Sì, ma ne puoi scrivere anche un altro. E di che parla? Dei venditori dei fiori, che sono cattivi. E di che cos’altro? Nient’altro. Sono proprio contento sai Diana di non esser andato alla cena aziendale, mi fa così paura scegliere dove sedermi, poi per fortuna dopo un po’ tutti sono ebbri di vino, ma prima è tremendo. Sembra che non sia tremendo per nessuno, solo per me, ma io so che non è così, lo è per tutti.

Hai fatto bene, a non andare, dice Diana con un tono rassicurante, non devi andare per forza.

Non ti sembra che sia come non piangere di fronte alla tomba della madre?

Non direi.

Bene.

Fumo una canna a questo punto.

Sì, dice Diana. Vedi, io lo farei anche un figlio, è che non vorrei cambiare casa.

Certo, lo capisco, le dico, mentre mi avvivino al tavolo dove teniamo nascosta la droga, che in effetti non è neanche nascosta, è in una scatolina tanto per non creare disordine.

Mi giro uno spinello, con la vaga sensazione che non sia una buona idea.

15.12.2018

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