Fogli sparsi, Senza categoria

Rondini

Sono tornate le rondini o forse sono solo io che sono tornato.
Sono tornato all’Elba, certo, un anno dopo, nella stessa casa a Rio. E di nuovo giornate di mare e poi la doccia a casa, alla sera. Diana prepara una cena, io sul divano scrivo delle rondini, che son tornate, ma forse son tornato io. Continua a leggere

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Fogli sparsi, San Niccolò (2015- 2017)

Un Segretario di Seggio

Ciò che più mi piace del processo democratico sono le votazioni, sono le giornate lunghissime in scuole fatiscenti, con seggiole in formica, pavimenti in granito, banchi e bagni per bambini, sempre e solo casualmente nelle domeniche di inizio estate, magari di ponte, e poi le stanze illuminate invase di zanzare.

Allora sì che amerò la democrazia (e il conto delle schede che non torna. Cos’è che non torna esattamente? A + b uguale? Ma uguale che?).

Poi, quando alle tre di notte porteremo le scatole e le buste e i plichi nell’enorme Palazzo di Giustizia, fin dentro alle stanze segrete, la democrazia sarà ancora una volta salva.

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foto di Eleonora Angela Maria Ignazzi

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Fogli sparsi, Malta (2011-2012)

Piattaforma Hegel o dell’astuzia della Ragione

 

Personaggi

Agostino: febbrile. Quasi trenta. Sa cosa è il tempo quando nessuno glielo chiede. Se interrogato non sa rispondere. Già, ma chi mai lo interroga? Il suo marchio di fabbrica è un accendifornelli che tiene alla cintura, come una pistola. Preferisce le tette ai culi. Ama la Francia, l’ornitologia, ricevere fellatio, le cose normali, che piacciono a tutti.

Celine: francese. Coinquilina archetipica, una Celine che io non conobbi mai, cioè quella appena arrivata in Italia. Che non parla o quasi l’italiano.

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Fogli sparsi, San Niccolò (2015- 2017)

Waiting for Dan in S.M.N. Station

 

per Gianni Melotti

Uomo
dall’apparente
decenza, che raccoglie
da sacchi
d’immondizia il
domenicale
del Sole.

Benedetto Figliolo,
così ti chiamavamo nel cortile di Lettere,
attende su di un cubo pubblicitario.
Attende niente.

Poi la polfer è arrivata e mi ha chiesto il documento.
Mi ha registrato s’un telefono e s’un foglietto di carta. Poi, congedato.
Io volevo dirglielo che ero colpevole, d’esser borghese e della droga assunta nel pomeriggio. I treni in ritardo: avrei voluto spiegare loro che i treni sono tutti in ritardo. Che potendo scegliere sarei rimasto a casa a leggere Tolstoy.
Attendere niente, pure io.

La stazione di notte, la batteria che va giù, la zoppa che si allontana sotto il talamo (ma è solo il correttore automatico, volevo scrivere Talani), i trolley, la prossima pattuglia di carabinieri che si avvicina a me e a Benedetto.
Presto la batteria crollerà del tutto e allora cosa accadrà? Niente più guardare, solo tabelloni luminosi, zoppi, trolley trascinati senza ruote.

Avvertiamo la gentile clientela di non acquistare prodotti contraffatti e di segnalare la presenza di eventuali, eventuali poi, venditori abusivi.

Zoppa, Benedetto, dove andrete stasera dopo che vi butteranno fuori di qui?
Questa stazione è così bella, Pier Vittorio riposa in pace sotto queste lastre di marmo, i treni tutti quanti in ritardo, gli adolescenti, i trolley fanno il rumore di macchine fotografiche usa e getta.

Al binario nove ho visto delle suore, poi due punk, che tornavano dai fine settimana.
Evitare lo sguardo di Benedetto Figliolo, il mio unico obiettivo.

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Fogli sparsi, Racconti

La sparizione del gatto

Ha guardato sotto i letti, tutti, e sotto ai divani. Ha acceso anche la piccola torcia del cellulare e visto piccole sacche di polveri, ma nessun gatto.
L’altro gatto, quello non sparito, non accenna nessuna preoccupazione o empatia per quella mia ricerca inutile. Se il gatto è davvero scomparso forse l’altro presente dovrebbe dare dei segni, come a confermare l’eventualità? Non sono affatto sicuro, si ripete. Continua a leggere

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Fogli sparsi, Malta (2011-2012)

La conferenza

La conferenza è partita lentina, dopo che già era iniziata in ritardo.
Ma queste conferenze che non trattano di scienze esatte possono e anzi devono cominciare in ritardo. Direi di più: che è un loro diritto. O per buttarla sul biologico, la loro stessa natura.
È cominciata lentina e io mi sono interessato ad osservare una zanzara che si posava sul collo dello spettatore che mi sedeva di fronte. L’ho osservata nel suo planare, nel suo posarsi sull’epidermide e nel suo perforarla. Nel suo ingrossarsi di sangue, nel suo mutare e questa metamorfosi è stata niente affatto lenta. Poi è volata via e io non sono intervenuto. Non sono intervenuto alla conferenza e non sono intervenuto a scacciare la zanzara. Continua a leggere

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