Racconti, San Niccolò (2015- 2017)

Gli zombi di Gurdjieff

 

Sostengono i mistici del vicinissimo oriente che l’uomo trascorra l’intera vita addormentato (penso nello specifico che lo dica un certo Gurdjieff, non perché l’abbia letto io personalmente, ma solo un libro propedeutico alla lettura di Gurdjieff, scritto da un certo Ouspensky che ne era discepolo, o che aveva avuto a che fare con lui nei primi del ‘900 a Parigi e poi aveva scritto un libro dove parlava dell’incontro con quel maestro; libro quest’ultimo che mi era stato regalato a un compleanno di molti anni fa da un mio amico, un tale di nome Perez, che invece era un grande conoscitore delle teorie del summenzionato Gurdjieff, o almeno così sosteneva lui, e certo bisognerà riconoscere che lui, intendo Perez, era e immagino sia tuttora una persona straordinaria, uno di quei tipi che incontri per caso e sei strabiliato, uno di quelli che nei primi dieci minuti ti domandi come sia stato possibile non averlo conosciuto prima e come farai a vivere senza di lui, ma che essendo così intenso e saturo dopo dieci minuti straordinari diventa estremamente faticoso, perché ogni cosa deve essere discussa, ogni cosa è una leva per mettere in discussione la tua vita, o magari fare sì che tu apra gli occhi su come e quanto sei addormentato, quindi dopo un po’ di tempo devi cominciare a mettere una distanza tra te e lui, ne va della tua salute mentale; fatto sta che all’epoca in cui mi regalò il libro abitavamo insieme dalle parti di Porta a Prato, lui aveva già litigato con quasi tutti gli altri inquilini che non ne volevano sapere di mettere in discussione la vita e anche io cominciavo a non poterne più; Perez aveva uno stile di vita monacale, faceva capoeira fracassando le palle a tutti con quella musica tremenda, fumava molte canne, ma con una sua specifica metodologia, ed era molto taccagno; fu un’epoca quella della mia vita che durò un bel po’, e mi sembra oggi lontanissima, c’era Perez, c’era Giulia Coccoloni, c’era il Magio, c’era Vanni e c’era Matta Mei, anche io come loro mi facevo un sacco di canne, e non ero particolarmente felice; scrivevo solo mail, in quel periodo ho scritto centinaia di mail che un giorno tirerò fuori, perché è quanto di meglio io abbia mai scritto e mai scriverò; leggevo poco che non fosse saggistica, guardavo moltissimi film, non avevo idea di che cosa avrei fatto della mia vita, non ci pensavo mai, non mi interessava per niente e quasi niente mi interessava davvero, studiavo filosofia in Via Bolognese, non so veramente cosa mi interessava nel profondo, avevo molti problemi con i miei genitori, fumavo come un turco in generale, solo di avere tabacco e cartine mi importava; e Perez mi regalò questo libro, per un mio compleanno giovanile, forse perché, pensai all’epoca, mi reputasse degno di accedere a quei segreti esoterici, fatto sta che io aprii il libro e ne lessi un po’, poi lo misi da una parte, perché all’epoca mi importava come ho detto di poche cose, di quasi niente in verità, poi il tempo passò, quella casa vicino a Porta a Prato finì e di quelle persone oggi non vedo più nessuno, neanche per sbaglio di sera quando esco, mi chiedo qualche volta dove siano spariti tutti quanti; so da un amico in comune che Perez è andato a studiare biologia molecolare, o a fare un mega dottorato a Bruxelles, o qualcosa del genere, mi chiedo a volte quanto romperà le palle al professore che lo deve seguire, sventurato quell’uomo; fatto sta che quel libro di Gurdjieff anzi di Ouspensky che racconta dell’incontro con Gurdjieff adesso è sul mio comodino, nella casa dove vivo con mia madre, dove sono tornato a vivere, dopo una serie di problemi che adesso non ha senso raccontare, ho ritirato fuori quel libro ed è là sul comodino perché mi sembra di aver toccato un po’ il fondo, se così si può dire, toccare un po’ il fondo, quando torno dopo lavoro che mi sento incapace di formulare il benché minimo pensiero lo vedo e ripenso vagamente a quella casa e a quei tempi e a come siano lontani e come dormivamo bene allora)
e in certi sabati mattina in cui mia madre mi sveglia perché l’accompagni a fare la spesa all’Esselunga, io in dopo-sbronza mi muovo per i corridoio stipati di prodotti, con un senso di vertigine dagli alcolici scadenti della sera prima, mi sembra che sia di una verità incontrovertibile, che siamo addormentati, che siamo delle macchine, che siamo come degli automi, o degli zombi, in questi corridoi dell’Esselunga, con queste musichette di sottofondo, e in generale, sempre, ogni ora e ogni giorno.
Chissà, mi domando mentre sparo i prodotti con il salva-tempo, se Perez è riuscito a svegliarsi sul serio o se continua a dormire come facciamo noi.

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