Verde Rivista

I meteorologi di Fez

I meteorologi di Fez hanno fama di capirci nulla, due giorni di pioggia battente a sentire loro e Diana già stressatissima a pensare a tutta una serie di attività parallele – la terrazza del riad completamente sprecata quando in fondo mi è costata un sacco di soldi, dice – e poi invece sole, sole, qualche nuvola e ancora sole. Fosse per lei non usciremmo mai, vorrebbe stare sempre sulla terrazza a prendere il sole, forse in topless e bere prosecco, tutte cose altamente proibite, ma lei se ne frega e rischia l’incidente diplomatico internazionale forse la sharia a causa di due elettricisti che appaiono sul tetto a riaggiustare un condizionatore e lì siamo a un bivio per cui da una parte finisce in tragedia, forse ci sgozzano, forse prigione marocchina non esattamente in linea con i diritti umani, mentre dall’altra parte inizia il più classico dei film porno-esotico, ma invece per fortuna Diana velocissima si infila qualcosa addosso e riesce a raggiungere un’ulteriore terrazza nella terrazza dove l’occhio islamico non arriva.

Io in tutto questo sono rimasto impassibile, leggendo nell’ombra il nuovo romanzo di Santoni, romanzo in cui i personaggi fanno di cognome Michelangelo quindi penso tanto per ridere ad altri nomi da associare a Michelangelo come Carmelo Michelangelo, Rudy Gedè Michelangelo, Jennifer Michelangelo, Renato Michelangelo, Kimberly Michelangelo e più i nomi suonano male più mi sembra divertente, seppur a un certo livello di pensiero io mi renda anche conto che la cosa non sia veramente divertente. Oltre a questo scrivo una piccola nota sul mio taccuino, una nota su Fez, sui tetti e il nostro fine settimana un po’ sentimentale un po’ di riposo.
Poi Diana mi chiama nella ur-terrazza (a leggere Santoni mi sembra di scrivere come lui: trama complessa, periodi lunghi, molti personaggi che fanno di cognome Michelangelo e si drogano) e mi chiede: ti sembra sia quello il cimitero ebraico? Ovvero il cimitero che abbiamo stamattina a lungo cercato senza trovare, sulla collina, tra le auto e i motorini, e poi trovato solo cimiteri abbandonati pieni di fiori e di feci umane e spazzatura, lasciandoci il dubbio che fossero cimiteri mussulmani e non ebraici per le scritte in arabo, e tuttavia il fatto che li tenessero così male, forse beh i mussulmani non permettono agli ebrei, chissà.
Io guardo il punto sulla collina indicato da Diana e le dico, no Diana Michelangelo non direi che sia quello il cimitero ebraico, non mi sembra per lo meno.

Cerchiamo questo cimitero ebraico dal primo giorno, da quando siamo arrivati, ma così tanto per fare, ci siamo incaponiti, non c’è nessun motivo reale per trovarlo, forse è solo che non ci piace fare turismo. Poi lei mi domanda se faremo aperitivo nella sua ultra-terrazza o sotto dove sto io nella terrazza all’ombra e io le rispondo che non lo so, è indifferente, e che comunque è un po’ presto per iniziare a bere. La verità è che voglio andare avanti nella lettura del lunghissimo libro di Santoni (perché ci ha raccontato delle sue prime esperienze sessuali? Non ne ho capito il senso) e mentre vado verso le scale lei mi chiama:
Pennywise, che è poi anche il modo in cui io chiamo lei nell’intimità, come se fosse un romanzo di Santoni in cui tutti i personaggi si chiamano Michelangelo, seppur di cognome o come qui in Marocco che mi sembra si chiamino tutti Mohammed, uomini e donne, cosa che in fondo trovo anche onesta perché il nome proprio è un concetto ridicolo se ci si pensa bene, e ancor più in un romanzo o in un racconto, così Diana mi chiama, Ehi Pennywise, e io le dico: che c’è Pennywise? E lei dice: Pennywise stai ancora un attimo qui con me sulla terrazza, e io allora le do un bacio e dico, dai, vado giù all’ombra, sono lì, e le indico il punto nella terrazza in basso sotto il pergolato e poi le dico anche: ma lo sai cos’è Pennywise?
No cos’è?
È un gruppo musicale punk hardcore, il gruppo preferito di Jado quando eravamo alle superiori.
Maddai.
Sì. Capisci, questo è il modo in cui ci chiamiamo sui tetti del Marocco, oggi, con il nome di un gruppo musicale che Jado ascoltava nei primi anni duemila.
Ma tu pensa, dice lei.
Poi me ne vado. Scrivo tutto quello che è appena successo, così come è accaduto, sul mio quaderno e ricomincio a leggere il romanzo di Santoni, seppur criticamente.

(Uscito su Verde Rivista il 29/05/2019)

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