In fuga dalla bocciofila

Fuochi d’artificio in pieno giorno | La scomparsa di Effe

Dopo il cinema abbiamo avuto terribilmente voglia di andare a mangiare qualcosa e siamo andati al cinese.

Siamo andati a quello in Via Sant’Antonino dove ci lavora Effe. O meglio, dove prende una percentuale per la gente che gli riesce di portarci. Se ne sta là in un angolo a fare finta di nulla, con una birra, seduto su un gradino, come se aspettasse qualcuno, come se non avesse nient’altro di meglio da fare e se passa qualche gruppo di turisti lui li abborda e li porta a quel cinese. Gli danno qualcosa, se una birra o dei soldi o del cibo, io questo non lo so.
Comunque c’è da dire che si mangia benino, e si spende poco. Va bene, diciamo che si mangia ok.

Si mangia di merda, comunque si spende ben poco.

Dopo il cinema ci siamo detti, andiamo al cinese di Effe?
Solo perché era il più vicino e nel film che avevamo visto non facevano che mangiare cose cinesi che sembravano squisite.
Siamo andati.
Eravamo due coppie e il mio coinquilino messicano. Eravamo cinque in totale. Effe non lo abbiamo visto, ma di certo ci avrebbe preso qualcosa, perché là al cinese lo sapevano che eravamo amici suoi. Eravamo come a dire merce sua. Abbiamo mangiato male come al solito, abbiamo scherzato sul fatto che avessero messo la salsa agrodolce sul pavimento del bagno. Sembrava di scivolare, come sul ghiaccio, ma era solo salsa agrodolce.
Poi giorni dopo abbiamo saputo che Effe, beh, che non c’era più. Abbiamo seguito tutta la faccenda sui giornali, perché comunque nel quartiere lui era conosciuto, era un personaggio. Hanno scritto quei trafiletti in basso, nella parte di cronaca locale, di come Effe era sparito, se qualcuno ne sapeva niente di contattare e un numero di telefono, pure un comitato e una pagina facebook. Ci siamo iscritti alla pagina facebook.
Abbiamo ripensato intensamente a quella sera dopo il cinema, ne abbiamo parlato tra di noi che eravamo là quella sera, se ci fosse qualcosa di strano, di diverso rispetto al solito. Se con un fare collaborativo ci avessero offerto la grappa cinese, ma era stato tutto come sempre: ci avevano chiesto se la volevamo la grappa, ma mica per offrircela gratuitamente, solo per sapere e poi metterla sul conto. Noi avevamo scherzato su quella cosa: eddai, veniamo qui sempre, potreste anche offrircela una grappa, e il cameriere dietro al banco con i suoi occhiali da impiegato postale, alla fine ce ne aveva portata una. Una grappa in cinque. Tutto da programma.
Effe non c’è più, questo è quanto, girano strane voci, dicono che avrebbe litigato con quelli del ristorante, che ci sono storie di tradimenti, di donne, di omosessuali cinesi gay, non si sa bene, girano storie contraddittorie. Fatto sta che nessuno riesce a sapere niente del vecchio Effe, quell’ammasso di birre seduto sul gradino, quel suo sorriso da persona fondamentalmente buona, ma dopo molti giri di grappa al bambù e i molti turisti e amici e parenti portati tutti a mangiare sempre e solo ed esclusivamente a quel ristorante cinese lì, ecco solo dopo gli appare il sorriso buono.

C’è chi dice che è solo la stagione invernale alle porte, che già altre volte Effe sia sparito per lunghi periodi, nelle regioni meridionali, dove il clima è migliore. C’è chi dice, ma questa voce è la più scontata, che Effe ce lo siamo già bello e mangiato in queste sere condito in salsa agrodolce.

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