In fuga dalla bocciofila

Eisenstein in Messico | Già a giugno

Già a giugno le cose si erano messe al peggio. Dopo maggio era arrivato in città un caldo straordinario, il lavoro non mi piaceva più. Noi due uscivamo a cena dal messicano non buono, ma qualche mese prima la cosa non sembrava interessarmi, invece ora gettava una luce triste su quelle serate passate a bere Margarita.
Il nostro amore dov’era finito?

La nostra ricerca nelle notti, nei locali, nelle chat gay, nei siti gay, tra diverse e consimili categorie d’interesse (erano tutti animali della mitologia nord europea, lontre, orsi, uomini fatti d’argento) tra le foto e le foto e altre foto ancora, dov’era finito il nostro amore?

Già a giugno le cose, risultava chiaro, non potevano durare. Te avevi ricominciato a frequentare i posti dove andavi prima, ma solo ogni tanto, io ero tornato a leggere nei parchi pubblici. Non succedeva niente, è vero, la maggior parte del tempo il caldo ci paralizzava in casa.

Te dicevi: apriamo tutto, apriamo queste finestre, togliamole direttamente, togliamo le porte, togliamo le tende le persiane, impiliamole e bruciamole, non vedremo un’altro inverno in questa casa.

Io dicevo, chiudiamo tutto: chiudiamo bene, apriamo la sera e poi la mattina alle otto quando uscivi per andare al tuo lavoro che sembravi un ballerino di danza classica, mi alzavo pure io per andare a scrivere, ma era solo perché un altro anno era passato senza compicciare niente, neanche quaranta pagine di romanzo degne, mi alzavo e andavo a riguardare i testi al bar degli adolescenti per sentirmi dieci anni di meno e chiudevo ermeticamente tutte le porte e le finestre e ti dicevo: allora lasciami quei soldi per l’affitto, lo so che potremmo anche evitare di pagare a questo punto, ma lo sai com’è fatto quell’altro, ce li metterebbe di tasca sua pur di non creare altri problemi con la padrona, e te già stavi uscendo e mi facevi: te li porto stasera al messicano, e io annuivo e poi dopo essermi masturbato infilandomi due o tre dita nel culo, uscivo anche io nel caldo innaturale di giugno e pensavo che le cose andavano veramente male, eppure se non fosse stato per la casa da lasciare sarebbero potute durare ancora qualche altro anno esattamente identiche. Passasse almeno questo giugno mi dicevo, già sarebbe qualcosa.

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