Fogli sparsi, Racconti, Santa Croce (2017-...)

Biblioteche prigioni

I compagni di sventura, in questo novembre della mia vita, sono due: 
(intendo tra i clienti abituali della mia biblioteca d’elezione, delle mie mattine salvifiche, di ciò che mi dà la febbre, di ciò che mi impedisce di sprofondare nella depressione, nel non-senso, nella vita solo-solare, del lavoro e del detto; anche se poi in verità habitué sono tutti, siamo tutti, dal tipo qui vicino che studia economia e commercio, che caro ragazzo a essere venuto a sedere proprio qua al mio tavolo vuoto, anche lui è sempre o quasi sempre qui, arriva alle dieci, con tutta calma, studia senza convinzione, ogni tanto si gratta la testa, appoggia la guancia sulla mano, muove i piedi, ecco io so che lui non è dei nostri, non hai il grado di disperazione che riconosco invece in me e in pochi altri habitué della biblioteca, chissà perché. Alla fine questo è ingiusto, lui è uguale a noi, ma mi piace pensare di no. Come non lo è il tipo sulla sinistra, che appoggia il computer su una cassetta di legno, così che non sia troppo in basso lo schermo, rispetto alla sua vista, e poi tutti gli altri a cascata in tutti i tavoli che ho davanti, solo gente habitué in questa biblioteca, come in tutte le biblioteche che ho frequentato. Ma i due che sento più vicini, sarà solo per un fatto di attitudine, sarà solo per un fatto di costanza e di stile e di disperazione, sono due):

la studentessa spagnola che arriva alle nove, sicuramente Erasmus, ma con un cipiglio nel suo presentarsi qui ogni mattina, prima dell’apertura, che mi fa pensare a lei come una veramente molto molto determinata a ricavarne qualcosa da questa vita disperata e agra, e poi il secondo sodale è l’uomo che fa operazioni finanziarie. Lui è sulla cinquantina e sta giù, ma anche lui come la spagnola e come me, arriva qualche minuto prima delle nove, ogni giorno, e sta credo qui fino all’ora di pranzo, a fare operazioni di borsa, a vendere e comprare azioni, tutta la mattina, ogni tanto esce a fumare, ma per il resto solo azioni, fluttuazioni, grafici su sfondo nero dalla mattina a chissà quando. Io verso le undici e trenta, o anche un poco dopo me ne vado e li lascio qui, la spagnola e il giocatore in borsa, e tutti gli altri compagni di sventura, come se niente fosse me ne vado, senza degnare di uno sguardo nessuno, senza pensare a tutte queste ore condivise con loro che pure ci animano, ci danno la febbre, ci fanno sentire bene, ci fanno alzare ogni mattina, ci fanno tornare, ci fanno fare ogni altra cosa, o intorno a cui le nostre giornate ruotano, la mia e la loro.

(a volte mi prende il sospetto che questa seconda via notturna non esista, sarà così anche per loro? In questo momento che lo scrivo è arrivata la spagnola, stamani forse aveva lezione. Con una sua conoscente, evidentemente Erasmus anche questa, neanche si siedono vicine, che livelli di credenza che questo secondo mondo esista, mio dio, la spagnola).

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