Malta (2011-2012), Scrittori Precari

Regredire

A una cena con mia madre, sotto l’occhio silenzioso e imbarazzato di Diana, dicevo, vaneggiando che mi rallegravo del fatto che lei, mia madre, e mio padre fossero tornati a comunicare dopo anni grazie alla loro comune incomprensione nei miei confronti. Dicevo inoltre, sempre nel mio sproloquio, che mi sembrava che la nostra comunicazione, fra me e loro, fosse regredita, fossimo tornati indietro di un paio d’anni almeno e concludevo dicendo che la soluzione a cui loro due erano infine giunti circa me e loro stessi era qualcosa che era niente e questo niente glielo avevo suggerito io.
Mi ritrovavo poi nella cucina del Magio che mi diceva: perché mi hai chiamato, che son due anni che non ci sentiamo? Io rispondevo che non sapevo, che non sapevo che dire e non sapevo a chi dirlo. Poi oggi prendevo il caffè a casa di Vieri, col gatto, lì dietro la chiesa di San Marco Vecchio, dove si andava da bambini.
Allora stasera, sempre a confermare questo nulla, guardavo un film dell’infanzia, di cui non farò il nome, e pensavo: ecco, ho guardato per anni film di merda, sono cresciuto guardando film di merda. Ecco perché le cose vanno così, e non è nemmeno che vanno male, ma se sono a questo punto è per l’infima qualità di quei film della mia infanzia. Ero quasi contento di questa recente scoperta, che forse sarà anche illogica, ma mi suonava fondamentalmente esatta.
E invece no, o forse sì. Ma il film poi mi ha preso e mi sono ritrovato nella stanza di Diana, seduto in un angolo, guardando il film, mentre lei dormiva, le due e trentuno di notte, e il film mi piaceva, e ho pianto per quel film della mia infanzia. Non per qualcosa di esterno al film, non per la nostalgia, ma per il film stesso e la sua poetica semplice, per un estetica della povertà e della moralità e allora ho pensato che la situazione non è chiara, che non ho capito niente della situazione attuale, ma che è un bel film e allora forse non è tutto completamente perduto.

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