Fogli sparsi, San Niccolò (2015- 2017)

Brevissimo taccuino londinese

i
Pisa mover.
L’hanno chiamato mover. È un trenino che ti porta dalla stazione all’aeroporto.
Fa schifo.
Ridatemi i sogni d’un futuro con macchine volanti, robot e roba mutante.
Pisa mover.
Pisa merda.

ii
Pensavi davvero che i peli della barba che ti eri fatto nel luglio scorso, nei bagni dell’aeroporto, fossero sempre là? Pensavi di aver intasato irrimediabilmente lo scarico e che tornando qui qualcuno ti avrebbe detto qualcosa? Perché non punito? Questa preoccupazione ha quasi le sembianze di una speranza.
Ma niente barba. La signora delle pulizie è persa dietro altri pensieri, così anche questo è passato.

iii
La gente smetterà mai di fare l’inutile fila d’imbarco Rayanair? Cosa accadrebbe?
L’angelo sterminatore si è per un attimo ventilato al gate 21 di Pisa, ma poi se ne è andato.

iv
La barista smette l’abito da lavoro e torna a essere persona, mentre arrivano notizie di attentati da Londra.
Nel futuro non ci si farà nemmeno più caso. Un attentato al secondo. Che ci sia stato uno adesso, bene, così statisticamente non ci sarà dopo. La barista abbassa il bandone, e tra mezz’ora o una al massimo, sarà già dalla sua analista junghiana, senza ombra di dubbio.

v
Lo studente brillante (camicia, maglione pari collo, giacca appoggiata al trolley con fare navigato) non fa l’inutile fila d’imbarco, ma osserva la scena svogliato. Sembra dire: il futuro mi appartiene. Intanto però mangia caramelle gommose e la partenza sembra più vicina dell’arrivo.

vi
A bordo. I bocchettoni dell’aria si accendono e iniziano come al solito a diffondere nell’ambiente aromi di cibo venduto a prezzi ridicoli. Boing vola con me.

vii
Su questo volo siamo tutti carichi di speranze. Non è il volo, ma la destinazione. C’è un ragazzo che sembra mia coetaneo, ma solo ai miei stessi occhi. Torna a Londra per studiare o lavorare. Ha sopracciglia come baffi, scherza con la vicina di posto, ma si mangia le pellicine. C’è poi il musicista che scrive una canzone, tra il vergognoso e il fiero; va a Londra, è ovvio. Per non parlare di me, che leggo morfologia della fiaba e scrivo piccole cose su un quadernino.

viii
Una cosa che mi piace molto sono i porno inglesi. Le ragioni sono molteplici. Principalmente in siffatti prodotti le protagoniste sono sole, non vi è nessun aiutante o antagonista. Spesso le protagoniste sono vagamente scollate e compiono azioni che contribuiscono a questo dis-velamento. Oltre a questo c’è l’accento che è sublime e mi distrugge, così netto, così originale, rispetto all’americano che mi ricorda un po’ il toscano, mutatis mutandis. Risuonano in cabina accenti analoghi. Atterraggio previsto in 5 minuti.

ix
Quando tutti si alzano per uscire dall’aereo e ancora i portelloni sono chiusi e c’è il neon sparato e la musichina, sembra fine serata, all’uscita da una discoteca. Gente brutta.

x
Questa impressione con le persone che incontri durante il viaggio: che non ti libererai più di loro. Che andremo avanti la vita intera, con queste stronzate, questi discorsi di circostanza, questa mitologia, questo fare virgolette con le dita.

xi
Quando penso agli americani che girano l’Europa, mi viene in mente il mio inter-rail: bello ma fallimentare. Cercavamo sesso e trovammo solo sbronze tristi, liti, caldo, treni notturni, incomprensione, auto-referenzialità, adolescenza. Guardo due americani sul treno che mi porta a Liverpool street.

xii
Cosa si prova a dare il mocho vileda a Londra? È diverso che dare il mocho vileda a Firenze? Non so. L’uomo che lo sta dando adesso, sembra piegato, come lo sarebbe altrove.

xiii
Poi in questi giorni non ho scritto, Giulio mi ha detto che non stava bene, che a Londra l’ultimo poeta l’avevano sparato, che non stava bene, insomma sono stato lì nel momento presente e il taccuino forse era perso forse a casa. Stasera parto e avrò tempo nei treni di scrivere, forse, qualcosa, che faccia sorridere.
Ho un terribile mal di testa. Eppure ho bevuto solo mille birre. Come è possibile?

22-25 marzo 2017

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