In fuga dalla bocciofila, Racconti

La prima luce | Film che non ho finito di vedere al cinema

Uno. Grindhouse

Un tempo aveva un’amante. Si incontravano a casa di un amico, o nei dintorni della casa dell’amico che era un po’ fuori città e i rischi di incontrare gente conosciuta erano minimi. Si incontravano una volta a settimana o anche meno. Lui là aveva un qualche lavoretto saltuario per cui che fosse da quelle parti non stupiva nessuno. Lei lo raggiungeva con la sua panda bordò, perché era una studentessa e aveva molto tempo libero. I rispettivi compagni, chissà se sapevano qualcosa, o no, ma magari qualcosa potevano sospettare, comunque quella situazione era a tratti bella e a tratti faticosa. Molto faticosa sopratutto mentalmente, cosa ho detto a chi, che registro usare in un caso e nell’altro, frasi ripetute più volte. Perché dopo un po’ che durava la storia clandestina anche quella iniziava a normalizzarsi e si entrava in dinamiche di abitudine, come dall’altro lato, nella relazione solare. Poi una sera lei insistette per andare al cinema, a vedere Grindhouse, in un cinema del centro, che oggi non esiste nemmeno più. Era mercoledì sera e lui lo sapeva che non era una buona idea accettare, ma accettò. Perché era stufo di quella situazione, di segreti, di bugie. E al cinema preciso nella poltrona dietro la loro c’era seduto il miglior amico della ragazza, di quella ufficiale, ecco come fu. Lui a metà film si alzò e andò via perché era certo di esser stato riconosciuto e perché il film comunque gli sembrava un po’ una cacata.

Due. Il muro

All’epoca loro andavano con una tessera amici del cinema, al cinema quasi tre volte alla settimana. Avevano diritto a sconti assurdi con quella tessera, non pagavano quasi niente, una tessera che pagavi all’inizio dell’anno ottanta euro e vedevi più di cento film, se avevi voglia. Ma dopo un primo anno molto intenso quelli dell’organizzazione alzarono il prezzo delle tessere, di pochissimo, ma lo fecero, così che loro decisero che malgrado fosse giusto (il primo anno era stato quasi un errore quel prezzo, era sotto gli occhi di tutti) loro decisero di comprarne una solamente, di tessera, e poi rifarne altre tre o quattro, con la stampante e i primi programmi di grafica che giravano. Le carte dei finti amici del cinema venivano stampate su un cartoncino identico all’originale, e nessuno si accorse mai di niente. Eppure quel secondo anno i film al cinema sembrarono meno belli, nella loro gratuità. Se avessero dovuto ricordarne uno solo dei film di quel secondo anno, forse a loro sarebbe venuto in mente quel documentario Il muro, o qualcosa di simile, sul muro a Gerusalemme, erano gli anni dell’edificazione. A quella proiezione uno di loro si addormentò del tutto e lo abbandonarono là per scherzo, mentre la sala rimaneva vuota.

Tre. La prima luce

Di fatto quella sera lei voleva solo uscire. Aveva scritto a lui un messaggio, poi telefonato perché lui non rispondeva. Erano andati in un ristorante di pesce, dove lei era stata varie volte con la madre e il nuovo compagno di lei. Aveva sempre pagato lui, che le donne lo vedessero, e in particolare la figlia. Non sua. Si mangiava benino, non eccezionale, ma il pesce era sempre freschissimo. Così aveva commentato la madre. Quella sera aveva chiamato il ragazzo e detto: cena e poi cinema? Va bene. Lui in verità un mezzo poveraccio, aveva ordinato tutti piatti da povero, atti a negare questa sua condizione di inferiorità. Ostriche aragoste astici. Lei capiva la psicologia di lui, perché lo faceva anche lei, a quelle cene con il nuovo marito della madre. Si erano abbuffati, avevano mangiato da stare male, e bevuto. Tanto il cinema stava là vicino. La prima luce, con Scamarcio. E già le cose si erano messe male, una prima tappa al bagno, poi mentre il film iniziava lei si era resa conto che si sarebbe cacata o vomitata addosso. Una delle due. Se ne era resa conto con la lucidità di certe consapevolezza, aveva detto, devo andare via, ho mal di pancia, ma tu resta, abbiamo pagato per il cinema e per la cena, ti chiamo domani. Il film del resto, avrebbe scritto a lui il giorno seguente, per quel poco che ho visto, rasentava l’inguardabile.

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