In fuga dalla bocciofila

Enter the void | At the Indicatore

Come si diceva in un film italiano della mia generazione che ci piacque molto e che poi dovemmo totalmente abiurare, Enter the Void si spiega tutto nei primi dieci minuti, titoli di testa compresi. Così che i restanti cento-quaranta-quattro minuti saranno i più inutili della storia del cinema.

Che poi voglio dire quando mai l’utilità di un film è stato indice di un film?

Infatti io ero e resto a favore di Enter the void. La botta come la descrive Gaspar (Gas) Noé come la racconta bene lui nessuno mai (per restare in tema di film italiani), sopratutto la botta, ma dopo quella vengono le sventagliate, i carrelli, le riprese aeree, le lucette, tutto alla stra-grande.

A volte ci ripenso e mi dico ok, in almeno due situazioni (il cazzo in soggettiva uterina, che spinge, il feto morto a’gratis, la deviazione in aeroplano sul finale) sono qualcosa che forse si poteva evitare, ma che fanno di questa baracconata una baracconata assolutamente dignitosa.

Non che poi dignitoso sia mai stato indice di alcunché.

P.S. (mi chiedo per un attimo, se un giorno io abiurerò ancora, e scriverò qualcosa dove nemmeno oso nominare, dell’abiurato in questione. Non so rispondere, ma è probabile se mi guardo indietro. Ma perché poi guardarsi indietro?).

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