Racconti, San Frediano (2013-2015)

Le abitudini di Flavio

Le abitudini di Flavio sono molte. Si sviluppano lungo l’arco di un’intera settimana.
Alla domenica va a pranzo dal giapponese, Sushinami si chiama il posto. Costa dieci euro, più due euro per una coca, fanno dodici. Anche se è uno di quei posti all you can eat, lui tuttavia prende sempre le stesse cose, perché ama le abitudini, e prende da bere sempre una coca, per digerire. In totale dodici euro. È sempre lui che ogni domenica telefona per prenotare, sempre lui deve farlo, ognuno ha il suo ruolo, lui quello di fissare.
Il lunedì va a nuotare. La sera del lunedì, dopo una dura giornata di lavoro, dopo una cena leggera, Flavio va in piscina. Di questo mondo io non so niente, ma sospetto sia per lui un mondo profondamente strutturato, con rituali, ripetizioni, come lo sono tutte le abitudini. E di certo persone che tornano, che si ripetono, che a volte cambiano o che smettono anche di andare, ma non tutte, alcune non cambiano, come ad esempio non cambia Flavio, che stai sicuro di lunedì lo puoi trovare a fare le sue Tot vasche, nella sua X corsia.
Invece di martedì sera, dopo lavoro, Flavio va a giocare a calcetto con i vecchi compagni di lavoro del Bella blu, il bar dove Flavio ha lavorato per anni come cameriere. Anche su queste serate io non so niente perché non sono mai andato a vederlo giocare e con me di questo argomento non parla, forse sospetta che non mi interessi, o forse le ragioni sono altre: come un pudore o una vergogna, come per un amore che vuol tenere tutto per sé. Posso immaginare che valgano le stesse identiche regole che valevano anche per la piscina: un mondo strutturato, composto da persone che si ripetono, che tornano, che a volte smettono, che cambiano, ma sottilmente, e dopo il calcetto tutti insieme a mangiare un hamburger dalla Piera, accanto allo stadio. Anche l’hamburger della Piera è un’abitudine e in quanto tale: sacro e inviolabile. Il martedì l’hamburger della Piera, con la sottiletta, con le salse, con la lattuga, sempre il solito panino e io posso intuire le papille gustative di Flavio che si attivano ancor prima della curva che immette in quel viale di ippocastani.
Di mercoledì Flavio ha trovato da poco una nuova abitudine ovvero andare a correre in città. È un’abitudine relativamente recente e mi domando cosa facesse prima di instaurare questa usanza, ma non riesco a ricordarlo, cosa si inventava. Di mercoledì, dicevo, Flavio va a correre con alcune persone tipo Il Ferro, ma anche da solo, qualcuno che conosce lo incontrerà di certo, e anche se non dovesse

incontrare nessuno, fa lo stesso. C’è il ritrovo in Piazza Duomo e si corre nel centro storico della città. Si incontrano tante persone, alcune vengono regolarmente, altre solo alle volte, come il figlio del Terzani, Folco, che corre scalzo, che personaggio, ma appunto lui va solo di rado. Dopo la corsetta Flavio non so cosa fa, forse mangia un panino al volo, sulla strada verso casa.

Invece di giovedì sera non ho idea cosa faccia, qualcosa deve pur fare. Certo il giovedì lavora duramente, e a mezzogiorno si fermerà per mangiare, perché comunque certe cose sono sacre tipo la pausa pranzo, toglietemi tutto ma certe cose che danno senso alla vita: no. E poi ok il lavoro, va bene tutto, ma meglio fare un’ora più tardi dopo che interrompere il rito del pranzo, verso mezzogiorno. Ogni giorno a mezzogiorno. Ma di giovedì sera? Non ho idea cosa si inventa Flavio di giovedì sera. Questa settimana ho deciso che lo chiamerò, lo inviterò a una cena a cui dovrà negarsi, e gli chiederò: ma che hai da fare di giovedì sera di cosa importante? Mistero.

Il Venerdì invece c’è di nuovo la piscina. La stessa piscina del lunedì, ma ovvio che i partecipanti siano un po’ differenti. Poi il venerdì sera dopo la piscina Flavio esce fuori con gli amici, e anche il sabato sera esce, magari una cena fuori in un ristorante alla moda, magari il sabato pomeriggio sul tardi c’è tempo per un’altra corsettina, in zona Cure, oppure accompagna me a fare la spesa all’Esselunga. Poi è di nuovo Domenica. Quindi dal giapponese a mangiare il sushi, dodici euro con la coka, poi dopo il pranzo c’è da vedere la partita della squadra locale. Se la partita è la sera, allora di certo si prenderanno le pizze alla pizzeria d’asporto, sempre la solita pizzeria, sempre la stessa pizza, cotto e gorgonzola, e anche in questo caso prenoterà Flavio e le passerà a prendere sempre Flavio. Dieci euro è il prezzo medio delle pizze. Compreso di due birre, a volte Moretti a volte Haineken. Questa volta sono Haikennen.

Andare di sabato a far la spesa con Flavio è un viaggio all’interno del suo mondo della abitudini. Flavio non acquista beni di consumo che ha intenzione di consumare, acquista omaggi, cammei, citazioni, alla sua vita passata, alle persone che hanno intessuto le sue abitudini. Alcuni sono di più difficile analisi, altri sono semplici da riconoscere: i filetti di sgombro alla griglia, in scatola, che gli cucinava la sua ex Miriam. Ancora più semplice: le mezze penne che gli preparava la nonna, con cacio e burro. Da mangiare direttamente con il cucchiaio. La simmenthal, la pasta, il pane in cassetta, Flavio non fa la spesa, sta allestendo un bunker antiatomico nel caso in cui il suo mondo personale dovesse terminare domani, nel caso dovesse scomparire, fosse polverizzato. Così che fare la spesa di sabato non è diventata un’abitudine, ma un evento nostalgico, tragico, una tantum a cui a volte Flavio è costretto a partecipare, ma che detesta e per lo più prova a delegare: perché gli è penoso come una seduta pubblica dall’analista, o da un confessore.

Così passano le settimane e io a volte mi fermo in salotto, una sera che lui torna presto e sono ancora

sveglio perché il vicino di pianerottolo sta scopando e vuole che io lo sappia, allora incontro Flavio che mi racconta del film che ha visto nel pomeriggio di domenica, dopo il sushi e prima della partita, lo guardo e penso: che mistero è Flavio. Che mistero è il mio coinquilino, se solo io facessi tanto di indagare un po’ meglio, di capire qualcosa di lui, sul serio, del perché le abitudini regolano la sua vita a questo modo, rischierei di romperlo, o forse metterei in discussione tutto, non soltanto la sua vita, ma la mia.

Sì, perché le abitudini di Flavio mi riguardano, non soltanto me, ma dicono qualcosa sull’intera popolazione mondiale. Occidentale. Questo penso mentre Flavio si lava i denti nel bagno con la porta aperta e mi parla del film che ha visto, dei commenti che non ha fatto in tempo a sentire perché faceva tardi a prendere le pizze, della recitazione degli attori, in quali altri film hanno recitato, in quali, in quali?, mi chiede. A me non viene in mente, a lui nemmeno, eppure è strano, dice Flavio, lei è abbastanza famosa, sono certo di averla già vista da qualche altra parte, in un film precedente, prende il telefono e controlla ed è allora mentre controlla in quali altri film ha recitato l’attrice che io lo saluto, che gli dico: Buona notte Flavio, vado a dormire. Dai che domani, è lunedì.

 

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