Le case degli italiani

La casa di Brunello

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La casa di Brunello l’ha costruita lui, negli anni ’60.
Nei primi o primissimi sessanta.
Non lui in persona, certo, ma qualcuno per lui, e per la sua famiglia.
Brunello l’ha fatta costruire come si faceva all’epoca: grande.
Perché c’era spazio, perché le famiglie includevano nonni, zii, e le fortune alterne.
Una casa enorme.
Una sala da pranzo, un salotto, un guardaroba, uno studio, una soffitta, un garage, un giardino e poi, naturalmente, le stanze da letto. Una casa disegnata da Brunello su un pezzettino di carta, con un architetto o un mezzo ingegnere, giovane come lo era lui, figli della guerra civile, con addosso la forza degli sconfitti e delle macchine. L’hanno disegnata su un pezzo di carta, che si possa dividere in futuro, in due parti uguali, tanti quanti sono i suoi figli maschi.
Un solo bagno per una casa enorme, ma nei primi ’60 due bagni erano qualcosa di inconcepibile. Semplicemente. Già averne uno e non una buca in cortile, un mezzo lusso.
Se la casa è una struttura solare, spaziosa e armonica, l’architetto o quel diavolo di muratore, per soddisfare ogni richiesta di Brunello (qui mettiamoci una scala, che faccia una curva il più possibile ampia, ecco, come una conchiglia), ha dovuto compensare con dei solai che sono caotici e, diremmo oggi, kafkiani. Ne risulta quasi un labirinto. La soffitta e i suoi molti livelli e stanze che si diramano a formare dei cunicoli e delle sacche, alcuni vicoli ciechi, ecco la soffitta rappresenta forse, secondo un’interpretazione psicoanalitica di quel disegno e di quella casa, l’inconscio di Brunello, i suoi desideri di allora.
Desideri confusi.

Oggi la casa si presenta vuota.
Brunello ha novantadue anni e qualche giorno fa è caduto, tra la camera e lo studio. Il suo femore non ha retto. E ha atteso dolorante che uno dei due figli, oramai adulto, passasse come ogni giorno a vedere come stava. E così l’ha trovato, disteso e dolorante, nella grande casa che ha fatto costruire tanti anni prima.
La casa quindi è deserta. Brunello ricoverato in un’ospedale, ed è estate. Careggi e le colline circostanti sono completamente piene di anziani agonizzanti.
La grande casa attende il ritorno improbabile, ma possibile, del suo antico padrone.
Il silenzio è completo: esclusione fatta per il frinire delle cicale in giardino e il richiamo di un merlo che cerca le briciole di pane che oggi nessuno gli ha buttato.

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