Le case degli italiani

La casa di Daniela

_mg_5489La casa di Daniela ha una targhetta fuori, una mattonella stuccata, che dice:

“Casa del Sole”

È una casa piccola, dove Daniela trascorre le sue estati, già da alcuni anni.
Lei è un’insegnante alle medie e per questo ha un paio di mesi, quasi completi, di ferie.
Ha compiuto da poco (o deve compierli, il che non fa differenza), sessant’anni.
Lei è una donna sola.
È una donna sola, certo, ma ha una famiglia, cioè una madre e delle sorelle, e un figlio che cresce, è un uomo! Ma è sempre suo figlio. Un marito che è un ex marito, ma che c’entra, lei ha tutto, ha un lavoro in una scuola e una casetta per le vacanze in un posto desolato, una casa che ha una targhetta fuori. L’ha comprata per quella targhetta?
Casa del Sole.
Forse sì.
E per il prezzo certo. È costata poco, vuoi a causa del crollo del mercato immobiliare, vuoi per lo svuotamento dei paesi, e per scelte politiche con cui hanno tagliato fuori quella zona dalle rotte turistiche, anche dalle rotte del futuro, mettici infine che là sei lontano da tutto, dal mare, dalla città, e che si è vicini solo a se stessi.
Ecco queste caratteristiche giustificano ampiamente quel prezzo stracciato (e che tuttavia è per una persona normale, per una donna sola, una spesa enorme, vertiginosa). Lei non pensa che se mai morirà, perché non ci pensa nessuno a questa opzione, non ci pensa mica che il figlio non riuscirà mai a rivenderla, che dovrà spendere quasi la stessa cifra per disfarsene, se non di più, di quanti ne ha spesi lei, per averla.
Ma non è detto che lei morirà mai, e non è detto che il figlio vorrà mai venderla.
I locali che compongono la casa sono due: un salotto/cucina dai soffitti bassi, come bassa è la popolazione che abitava quella sperduta zona rurale. Soffitti bassi, pur senza essere opprimenti: dipende dalla luce.
E poi la stanza da letto: solare anche questa, bianca come una vedova, come una vergine, come una mattina di sole.
Le due stanze sono collegate da una scala che è comune con i vicini, ma loro non ci sono mai: una volta l’anno, per cambiare l’aria, o a spazzare le pelli dei serpenti che sono entrati da sotto la porta, per la stagione dell’accoppiamento e della muta.
Un minuscolo pezzetto infine, che Daniela si ostina a chiamare giardino, dove la sera lei usa cenare con la sorella che è venuta a trovarla per una settimana e dove le due donne fumano sigarette e parlano piano, di cosa?
Di case passate, di parenti lontani, di vecchi amori?
L’estate è così, a Daniela passa in un soffio, quando torna in città le sembra che sia stata via un anno intero.
La casa del Sole è bellezza e tristezza, perché è così che son fatte le estati.

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