San Frediano (2013-2015), Stanza 251

Raffaele – Autostrade – Gay

All’interno della foresta hanno costruito l’autostrada. Le auto allora sfrecciano tra gli alberi secolari, enormi intorno a loro. Giacomo continua a parlare di foreste di agrumi, io non riesco a cogliere il punto. Sta di fatto che la costruzione dell’autostrada nella foresta ha portato grandissimi benefici alla comunità, collegando finalmente ampie zone un tempo fuori da ogni strada e dal tempo, di conseguenza. Adesso la costruzione dell’autostrada fa della visione nel complesso qualcosa che sembra non avere un passato, malgrado gli alberi secolari e quello che Giacomo dica a proposito degli aranceti.

Durante le partite di calcio i macchinisti delle televisioni evitano di riprendere le scenette erotiche, non perché non ci siano, ma per un preciso piano anti-omosessuale (ci sono volte che i calciatori si spogliano, si intravedono omeri e obliqui e trapezi, altre in cui si piegano a novanta, altre in cui essi sono tutto meno che virili, altre in cui si abbracciano, si sputano, ci sono arbitri e guardalinee per definizione becchi, ma è un attimo, poi le telecamere passano oltre). A lavoro son tutti là a fare battute omofobe, come a dire, chi sarà il ricchione qua dentro, ti scoveremo, sei te, no sei te, ecco il ricchione, ecco la reginetta dei ricchioni, ecco quello con la barbetta da ricchione, ecco il ricchione palestrato ed infine il ricchione dei ricchioni, il padre di famiglia ricchione, quello con la R maiuscola.

C’è questa nuova dinamica con Raffaele che è l’uomo con problemi che viene a lavorare. A dare una mano. Gli danno un gettone, tipo dieci euro per due ore, povero Raffaele, che è stato anche in TV a canale cinque e ha conosciuto Bonolis e Luca Laurenti, che voce e persona incredibile, mi dice, povero Raffaele e il suo trasloco alle case minime e che paura andare là, ma oggi con il sole era meglio. Questo almeno quello che diceva lui e non pensava alle giornate di pioggia, ma queste di Aprile col sole e poi venire da noi a lavoro. Parliamo di libri quando il capo non sente, lui in dei momenti c’è, ma in altri si stacca da sé e lo perdo e non ci posso fare niente, o molto. Penso che vorrei salvarlo, alle volte, altre che non voglio, altre che vorrei scrivere un racconto dove si parla di io che lo salvo e dopo entro in competizione con lui, per il lavoro, o la scrittura e arriviamo a odiarci e a mostrare quanto lui sia cattivo e tutto sfocia in una sorta di critica alla critica, ai buoni sentimenti, all’essere buoni. Com’è Raffaele, quanto parla, quante cose mi racconta, tutta la sua vita, lo xanax, l’alcolismo, la morte della nonna e lo zio, il fratello in giappone, il concerto dei Pink Floyd, l’inter-rail in Olanda, il viaggio in Germania, forse era lo stesso viaggio, i pomeriggi in centro, il complotto, la giornata agli studi Titanus, dove conobbe Bonolis e Laurenti, il teatro, lo spettacolo di teatro, quel suo tempo felice e quello spettacolo a cui arrivarono secondi, e poi i libri, Sciascia, Camilleri, Fromm, Borges, e i suoi racconti e poesie, satiriche io sospetto, che non mi fa mai leggere e io mi chiedo perché non gi dico: vuoi aiuto con il tuo trasloco? Ti posso aiutare io forse, con la macchina di mia madre e non portare un sacco per volta, sull’autobus, attraverso l’autostrada.

A volte Raffaele fa quella sua faccia triste, può fare anche la faccia felice e allora tutto va bene, ma quando fa la faccia triste quella sua faccia è davvero qualcosa di infinitamente triste e io penso al mondo come un luogo terribile, inospitale dove gli alberi enormi ci circondano e in mezzo autostrade, ma non è così, è un mondo dove tutti i miei problemi sono nulla, nulla di nulla, e non c’è complotto anti gay che tenga, non c’è sensibilità che tenga, non c’è cattiveria dei colleghi su di me o Raffaele che tenga, c’è solo quella sua faccia larga e sudata, quei suoi occhi e sguardo e io penso: basta, non voglio che tu sia così triste. Poi sono passate le due ore e lui va via, dimentica sempre di fare la firma sul foglio dell’assistente sociale, io allora gli dico: eh, Raffaele, fai la firma.

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