Fogli sparsi, Malta (2011-2012), Racconti

Ultimi racconti maltesi

I. Morale della lucertola
Qui sulle rocce accanto al mare una lucertola come me. Esce dalla caverna e si ferma al sole di Marzo e il suo corpo palpitante. Ieri sera nella grotta pensavo ancora al mio credo, riflesso di riflesso Herman Hessiano, più Herman che Hesse. Pensavo che se una cosa è chiara allora è certamente falsa. Questo il mio credo di lucertola. Quindi nella non-chiarezza starebbe la verità delle cose vere. Ma poi pensavo, sempre nella notte, mentre disperderdevo il calore incamerato sulle rocce, vicino al mare, che il concetto così espresso era tragicamente chiaro e quindi si annullava da solo.
Cosa nutre la lucertola, oltre al sole, mi chiedo. E questo dubbio alimentare, riflesso di riflesso kafkiano, mi riporta ancora ad altre notti in altre grotte e poi affacciarmi all’imboccatura in questo sole di marzo che è alimento e forse basta. Ora solo incamerarare, tutto un incrementare, ma incrementare nulla e siamo così vicini, io e lucertola, ma come direbbe Camilla ciò che mi allontana sono nuovamete io e le mie superga nere. Per una morale delle lucertole e della loro rarefatta alimentazione. Guardiamo ai lati e non vediamo davanti, o meglio lei, la lucertola, che quindi non mi guarda se mi guarda, ma mi guarda solo quando non mi guarda. E io allora? Di riflesso non la guardo.

II. Sciamano sull’autobus
Ieri (o forse l’altro ieri) era il mio compleanno ed andavo in autobus. Ieri o l’altro ieri ero un pò triste per quella storia del compleanno, ma non so spiegarne la ragione. C’ho pensato anche, perché me l’hanno chesto e mi succede ogni anno, alla ragione vera, ma non ne sono venuto a capo neanche quest’anno. Mi sono detto che è perché, malgrado tutto, vi è un investimento di senso, in quel giorno, che io lo voglia o meno, e siccome c’è investimento c’è aspettativa di senso e quindi necessariamente disincanto e disillusione. Non importa, ci riproviamo l’anno prossimo a non investire di senso.
Ma non è questo che volevo dire. Andavo in autobus e c’era davanti a me a sedere un signore di colore, si sarebbe potuto pensare del Benin, che mi guardava, ma non come si guarda in autobus, ovvero come si guarda sempre, mi guardava in un altro modo. Questo signore sembrava uno sciamano, ma vestito come uno normale, quindi non per l’abbigliamento, ma per la sua faccia espressiva e segnata e sopratutto per il suo modo di guardare. Guardava tutto molto attentamente e dopo un pò che mi fissava, mi sono convinto che potesse leggermi nella mente, non solo a me, ma a tutti. Non immaginavo un vocìo caotico che doveva sentire lo sciamano, ma ritenevo piuttosto che fosse in grado di isolare i pensieri. Allora lui mi guardava e mi stava leggendo la mente e quello che io pensavo e che lui sapeva, era che io stavo pensando a lui e alla sua capacità di leggere i pensieri. Il mio in quello specifico momento.
Quindi la mia teoria non tornava, perché se io sapevo che lui sapeva, avrebbe dovuto stupirsi un minimo oppure farmi un segno d’intesa, qualsiasi cosa, ma invece niente. Eppure, pur di continuare a credere che lo sciamano potesse leggere le menti mi sono convinto che fosse preparato da anni a quella eventualità smascherante, che fosse preparato e dissimulasse. O in alternativa che leggesse sì i pensieri, ma non quelli superficiali, non quella stronzata di io che pensavo che lui leggesse le menti, ma quelli più profondi, quei pensieri che si hanno quando si pensa a qualcosa di più immediato, per esempio quando siamo in autobus. O quando è il tuo compleanno. Quei pensieri gravi sulla vita e sul tempo, o altri ancora più profondi. In ogni caso lo sciamano sull’autobus mi capiva, capiva la mia tristezza che io pure non capivo interamente e poi al capolinea siamo scesi tutti quanti, lui compreso e ci siamo dispersi. L’ho rivisto, lo sciamano, alla porta della città, che si girava indietro come se qualcuno lo seguisse o avesse dimenticato qualcosa sull’autobus, l’ombrello oppure la felpa. Poi l’ho semplicemente perso di vista e un altro compleanno anche per quest’anno.

III. Progetti per il futuro
I fragilisti di domani andranno in giro con tatuaggi di Icaro in caduta libera, o forse solo l’idea di tatuarselo, e lucertole al guinzaglio, o forse solo l’idea. Parleranno con sciamani sull’autobus, anzi non ci parleranno, che non c’è proprio nulla che questi non sappiano già.

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