Prato vista dalla Luna

GLI AMICI ARTISTI

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Ho degli amici artisti che sono giovani e sono artisti e vivono vicino a Firenze.
Sono belli e bravi, ma sono molto complicati.

Hanno esposto un loro lavoro a Prato, l’anno scorso, e io li ho accompagnati qualche volta a fare le riprese per questa loro opera. Da esporre. A Prato. L’opera era un video, una cosa concettuale sulla mappatura dei suoni che emette la città stessa. La città di Prato. Non concettuale, volevo dire: complicata.

Loro hanno esposto il loro video, e la sera dell’inaugurazione sono andato con la mia amica Silvia, ma siamo arrivati tardissimo, ci siamo persi in zona Inter-porto.

Non trovavamo il posto anche una volta arrivati in centro, l’università dei canadesi, abbiamo chiesto aiuto a una ragazza e lei ci ha accompagnato e se l’è pure vista con noi, l’opera dei miei amici. Non l’ha capita «Non ho capito», mi ha detto. E io le ho detto: «Come non hai capito? La mappatura… una cosa, le hai viste le formiche? Lo sai com’è l’arte contemporanea», ho detto alla ragazza sconosciuta.

Poi siamo andati via, e l’opera ha continuato a esporsi, in loop, per tutta la sera.

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Prato vista dalla Luna

VIAGGIO AL CENCIO’S

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La prima volta a Prato, per me fiorentino doc fu alla soglia dei sedici anni. Intendo per la prima volta autonomamente, in età di ragione. Fu al Cencio’s.

Avevo da poco scoperto che si poteva uscire anche di sera. Non c’entra molto, ma bisogna che io lo dica. Ero stato una sola volta oltre il tramonto in un locale notturno di Firenze. Era la fine degli anni novanta e il pub si chiamava Transilvania (ca va sans dire). Ero andato in questo posto apparentemente pauroso (le finte bare su cui mettere una birra piccola), ma per me che non ero mai uscito, autenticamente pauroso.

La seconda uscita serale fu al Cencio’s, come dicevo. Con alcuni amici più grandi di qualche anno fricchettoni/grunge (confusi?) con le magliette degli Smashing Pumkins, loro, e io? Mi domando: vestito come? Con quale maglietta improponibile?

Partii che era buio con il mio vecchissimo Zip 50 nero a sella lunga (malgrado dessi di continuo passaggi al mio amico Cecco, era vietato andare in due sul cinquantino. Perché allora quelle selle?), partii per Prato come si parte per il mare, come quando si è giovani e tutto è ancor più che possibile: probabile.

Ho dei ricordi vaghissimi di quella sera, non perché avessi bevuto, ma perché fu come quando gli aborigeni ti portano nel bosco per farti diventare uomo. Non successe niente, in verità, ricordo solo un ambiente fumoso e bevute rovesciate per terra, musica alta e strade di campagna tutto intorno, impossibili da decifrare per arrivarci. Ma fu qualcosa di epocale, lasciapassare per l’età adulta, mitologia da rubrica.

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Prato vista dalla Luna, Senza categoria

Ravioli da Ravioli Liu

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Se anche i Super Duper vanno a cena da Ravioli Liu vuol dire che ormai Ravioli Liu ce l’ha fatta. Ravioli Liu, un solo ristorante rimbalza tra le bocche dei fiorentini con cappelli e cappellini, con occhiali e lenti a contatto, con (ahimé) risvolti e raramente belle caviglie, molto spesso brutte.

Ravioli Liu, una sola voce si diffonde nelle strade (prima piano, poi si rafforza, quasi lampeggia), andiamo a Ravioli Liu, prenotiamo da Ravioli Liu, portiamo i nostri amici francesi (nizzardi) e romani (del nord) portiamoli tutti da Ravioli Liu, dice che c’è pure un pene di daino in salamoia, all’ingresso (ad uso decorativo).

Poi al momento di partire per Prato (finalmente Plato) la macchina non si è messa in moto e noi siamo rimasti in zona San Frediano.

La voce (Ravioli Liuuuu) si è fatta via via più esile e quando poi una sera, mesi dopo, abbiamo di nuovo chiamato per prenotare, un signora cinese ci ha detto che non c’era posto. A noi è rimasto il dubbio che non accettassero più le prenotazioni.

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