Fogli sparsi, San Niccolò (2015- 2017)

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(Bevendo un bicchiere di prosecco nel patio di Palazzo Guadagni)

Attraversi la piazza con i tuoi capelli lisci, attraversi la piazza sui pedali, e ti senti osservato, osservata.
È vero.
Io ti guardo dalla terrazza di Palazzo Guadagni, sono quassù con un bicchiere in mano, se solo volessi potrei lasciarlo cadere in testa a un artista con il Mac sotto braccio.
Ti osservo sui pedali, ti osservo scivolare in via delle caldaie, e penso che forse, fossi giù scambieremo un saluto, ma sono qui ad assistere a una seduta psicanalitica in cui manca l’analista.
Forse allora ci saluteremmo, ma forse faremmo finta di niente,
gli occhiali scuri sui capelli lisci, in piedi sui pedali, la velocità della bici.
Ma io sono quassù, e non c’è quasi -quasi- possibilità che tu sollevando lo sguardo mi veda o il mio bicchiere, giusto l’artista che stava qui sotto, riverso (ma è solo una mezza idea d’artista, di artista morto, e uno ubriaco, di uno che assiste a una seduta psicanalitica dove manca l’analista. Perché sono quassù?)
Poi Diana mi riscuote: con chi smessaggi?, e finisco di scrivere le ultime parole che sono:
cobalto, cobalto, Polesine, Polinesia.

Quante foto hanno fatto le ragazze sedute accanto a noi?

Siamo rimasti uguali a come eravamo, senza attraversare nessun trauma, la piazza giù in basso è già senza luce diretta.
E allora?

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